Forex, la Sterlina Continua a Scendere

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L’industria manifatturiera britannica si è contratta il mese scorso al ritmo più veloce degli ultimi sette anni, trascinata al ribasso dall’aggravarsi della crisi tra Londra e l’Unione Europea e dal rallentamento economico globale, con scarse possibilità di una ripresa economica nel terzo trimestre.

Di fatti, per l’indagine IHS Markit/CIPS, l’indice (PMI) è sceso a 47,4 punti rispetto ai 48,0 punti di luglio, un punto in meno rispetto alla previsione media di un sondaggio condotto da Reuters su un panel di economisti. “Gli alti livelli di incertezza economica e politica, insieme alle tensioni commerciali globali in corso, hanno soffocato la performance dei produttori britannici nel mese di agosto”, ha affermato il capo di IHS Markit, Rob Dobson.

Sulla scia di quanto sopra, la sterlina ha perso terreno, appesantita altresì dalle ultime novità sulla Brexit. L’economia britannica sembra dunque essere indirizzata verso la strada della recessione: dopo il calo del secondo trimestre, un’altra contrazione nel trimestre in corso annuncerebbe, infatti, l’inversione dello scenario economico.

Peraltro, non si tratterebbe di una sorpresa. I recenti sondaggi condotti dalla Lloyds Bank e dalla Commissione Europea la scorsa settimana suggeriscono come l’economia britannica sia in una fase di stallo, alzando così la posta in gioco per il Primo Ministro Boris Johnson, che ha promesso di portare il Regno Unito fuori dall’UE con o senza un accordo, quando scadranno i termini per i negoziati (31 ottobre).

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Il Perché di Questo Calo

Per quanto poi concerne le determinanti di una simile evoluzione, gli intervistati ai sondaggi hanno citato il rallentamento globale e (proprio) la Brexit come motivi per la riduzione della domanda da parte di clienti nazionali ed esteri, alcuni dei quali stanno spostando le catene di approvvigionamento dalla Gran Bretagna alle altre macro aree economiche prima della scadenza utile per abbandonare l’UE.

IHS Markit ha anche affermato che la propria indagine risulta coerente con un calo della misura ufficiale della produzione manifatturiera di quasi il 2% su base trimestrale, con l’industria manifatturiera rappresenta il 10% dell’intero prodotto interno lordo britannico.

La Risposta dell’Euro

Nel frattempo, l’euro ha continuato a subire oscillazioni attestandosi sui minimi da oltre due anni nei confronti del dollaro. Il cambio euro/usd si attesta sotto quota 1,10 e ci si aspetta che la moneta unica resti debole, in attesa di uno stimolo monetario da parte della Bce.

“La guerra dei dazi e la recessione del manifatturiero in tutto il mondo premeranno al ribasso sul prezzo della commodity, spingendo il dollaro”, commentano gli analisti di Danske Bank. Inoltre, concludono gli esperti, resta sempre il timore che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, possa estendere la sua guerra commerciale al vecchio continente.

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