ETF: Guida Approfondita e Caratteristiche

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Gli ETF rappresentano uno strumento finanziario molto flessibile e particolarmente utile per poter diversificare il proprio portafoglio.

Acronimo di Exchange Trade Funds, gli ETF sono – appunto – dei fondi negoziabili online sui mercati finanziari regolamentati, e – come vediamo – possono altresì costituire asset sottostante dei trade con i CFD, i contratti per differenza.

Ma quali sono le principali caratteristiche degli ETF? E perché siamo così fiduciosi nei loro confronti?

Cerchiamo di svelare tutto quello che dovresti sapere, e arrivare a comprendere come poter strutturare una buona strategia che possa contemplare anche gli ETF al suo interno. Sei pronto?

Che cos’è un ETF?

Cominciamo dalle basi: cos’è un ETF?

In sostanza, un ETF è un fondo negoziabile che effettua una “replica” di indici, azioni, merci, obbligazioni o panieri di altri asset. Si tratta dunque di uno strumento a gestione passiva, che ha come obiettivo quello di replicare il benchmark cui si riferisce, garantendo all’investitore una serie di condizioni di vantaggio.

Senza anticipare tutti i benefici che è possibile ottenere mediante l’ETF, non possiamo non accennare già in questa prima fase come uno dei vantaggi più importanti sia quello di poter godere di una immediata diversificazione del proprio portafoglio.

Quando negozi un ETF sotto forma di CFD, di fatti, stai negoziando uno strumento che ha come sottostante un asset che è a sua volta il frutto di un lavoro di diversificazione fatto dal gestore dell’ETF. Ad esempio, negoziare un ETF su azioni che operano nel settore energetico significa legare il proprio investimento a un paniere di titoli azionari ponderati sulla base delle decisioni del gestore. Non solo, puoi negoziare gli ETF anche per poter ottenere una piena realizzazione delle tue politiche di copertura dei rischi.

Ma cos’è la copertura dei rischi? E come si effettua?

La copertura dei rischi

È abbastanza semplice, almeno nei termini che vogliamo oggi semplificare: la copertura è un’operazione che viene posta in essere (in questo caso, dal trader) per poter ridurre il rischio di movimenti eccessivi e troppo forti dei prezzi di uno specifico strumento finanziario. Di norma – anche se esistono diversi metodi per poter ottenere una copertura – la stessa è verificata assumendo una posizione di compensazione in uno strumento correlato, o aprendo contemporaneamente operazioni long e short, cioè di acquisto e di vendita.

Non ti è ancora abbastanza chiaro? Facciamo dunque un esempio.

Immaginiamo che tu stai facendo del trading solo ed esclusivamente con i CFD su Google, e che dunque tutti i tuoi risultati dipendano interamente dal successo o dal fallimento di Google. Tuttavia, se in questa condizione vuoi sfruttare una copertura con gli ETF, puoi scegliere di negoziare un ETF sui titoli di altri giganti tecnologici, come IBM, Apple o Microsoft. In questo modo, potrai prendere posizione su una varietà di strumenti finanziari, con una sola operazione di trading.

Facciamo un altro esempio di copertura con gli ETF.

Supponiamo che tu voglia investire in oro, ma non sei particolarmente sicuro su come fare, perché non sei in grado di individuare quale società di estrazione dell’oro sia la migliore su cui investire.

Ebbene, anche in questo caso non ti sfuggirà che attraverso l’investimento in un ETF sull’oro sarà possibile investire in un intero gruppo di società che operano nel settore dell’estrazione dell’oro, grazie a un unico intervento finanziario. In questo modo, se una delle società che costituiscono il paniere di titoli su cui l’ETF investe fallisce a causa di una cattiva gestione o per qualsiasi altra ragione, la compensazione del rischio sarà rappresentata dal fatto che all’interno dell’ETF la maggior parte degli investimenti saranno ancora ben sostenibili, andando così ulteriormente a caccia di potenziali rendimenti.

La diversificazione degli ETF

Dovrebbe a questo punto esser chiaro che il principale beneficio degli ETF sia quello della diversificazione degli investimenti. In altri termini, investendo in un unico strumento finanziario sarà possibile prendere contemporanea posizione su decine o centinaia di asset.

Naturalmente, per poter comprendere quali sono i benefici della diversificazione, sarà necessario prima comprendere da cosa è composto l’ETF che magari si sta mettendo nel mirino della propria strategia.

Fortunatamente, scoprirlo non è affatto complesso, e – in tal senso – può anche esser di giovamento ricostruire il modo con cui un ETF viene creato e reso disponibile sul mercato.

Gli ETF sono infatti solitamente strutturati da banche e società di gestione sotto forma di un piano dettagliato che viene presentato alle autorità di settore (ad esempio, in Italia, la Consob), con un dossier approfondito su come sarà creato il fondo e quali saranno gli strumenti inclusi in esso.

In caso di approvazione da parte dell’authority di riferimento, la banca o la società di gestione che ha creato l’ETF contatterà le controparti proprietarie delle azioni incluse nell’ETF. Successivamente, le azioni saranno raccolte e versate su un rapporto in una banca depositaria. A quel punto, l’ETF sarà collettivamente creato ad un valore uguale a quello degli strumenti.

Sarà dunque possibile consultare il materiale informativo a disposizione sul sito del gestore dell’ETF per poter comprendere quale sia la policy che regola la gestione del fondo, e quale la sua composizione.

Evidentemente, si tenga in tal proposito conto che la composizione dell’ETF non rimarrà uguale per sempre, ma dipenderà dalle scelte del gestore che, a sua volta, dipenderanno dall’evoluzione del benchmark: abbiamo infatti già chiarito come l’ETF segua una politica di gestione passiva, andando a replicare in maniera ideale i titoli cui fa riferimento!

Adesso che abbiamo condiviso alcune informazioni di base, possiamo iniziare ad affrontare anche alcune informazioni più pratiche sull’ETF.

ETF o fondi comuni di investimento

Una delle domande più comuni sugli ETF è se siano più o meno uguali ai fondi comuni di investimento, e quali siano le loro differenze.

In tale ambito, giova ricordare fin da subito come il fondo comune di investimento sia uno strumento finanziario con il quale il gestore cerca di investire in titoli come azioni, materie prime, obbligazioni o altro ancora, in linea con la propria politica gestionale, nel tentativo di “battere” il benchmark cui si riferisce.

Così come gli ETF, dunque, anche i fondi costituiscono uno strumento utile per aiutare a diversificare al meglio il proprio portafoglio ma… attenzione a non paragonarli!

Innanzitutto, l’ETF è uno strumento che funziona come il fondo, ma opera come un’azione disponibile in Borsa. Dunque, le sue quote sono negoziabili sui mercati regolamentati, contrariamente invece a quanto avviene con i fondi comuni di investimento, che sono disponibili dietro negoziazione diretta con la società di gestione di risparmio.

Un’altra differenza tra gli ETF e i fondi comuni d’investimento è che gli ETF si limitano ad applicare una gestione passiva, ovvero il tentativo di replicare e imitare un benchmark, mentre i fondi comuni d’investimento sono costruiti per poter “sconfiggere” il benchmark (ammesso che ci riescano!).

Quanto sopra significa che le società che gestiscono i fondi comuni di investimento cercheranno di superare il benchmark cui si riferiscono, aprendo operazioni su titoli all’interno del paniere di riferimento, e cercando di sovraperformare i rendimenti attesi. Questa attività richiede una grande quantità di ricerca e di processi decisionali, che non sono invece riprodotti dagli ETF, il cui scopo è invece quello di simulare il benchmark.

È anche per questo motivo che gli ETF, che non sono così attivamente gestiti, riservano commissioni più basse rispetto ai fondi comuni d’investimento. Naturalmente, tieni presente che quando negozi ETF sotto forma di CFD, le commissioni di gestione sono inesistenti, e che l’unico onere indiretto da sopportare sarà rappresentato dalla presenza dello spread.

ETF e fondi indicizzati

Come accennato in precedenza, gli ETF son spesso “confusi” con altri strumenti e, in essi, anche con il fondo indicizzato, che è una specie di fondo comune di investimento che… però segue esclusivamente gli indici.

Sia gli ETF che i fondi indicizzati hanno evidenti punti di vantaggio nel momento in cui decidono di seguire e monitorare le evoluzioni di un indice. Per esempio, i fondi indicizzati rinnovano le proprie posizioni (mediante azioni c.d. di “riequilibrio”) su base giornaliera per riaggiustare gli spread di domanda e offerta sulle operazioni sottostanti. Queste operazioni non si applicano ai trader dell’ETF, però, in quanto creano un paniere di strumenti negoziabili con una sorta di denominatore comune.

I fondi indicizzati – d’altra parte – agiscono in cash drag, ovvero con un periodo di tempo più o meno ampio che intercorre la ricezione del dividendo da parte del fondo e il reimpiego dei proventi. Anche gli ETF funzionano così, ma con livelli di impatto molto più bassi e contenuti.

Tuttavia, a differenza degli ETF, i fondi indicizzati reinvestono istantaneamente i dividendi in contanti. Mentre gli ETF, che sono strumenti fiduciari, possono ben scegliere di distribuire i dividendi ai possessori delle quote, alla fine del periodo di riferimento.

Anche in questo caso, giova rammentare come gli ETF abbiano commissioni di gestione inferiori ai fondi indicizzati, anche se le commissioni di transazione sono praticamente inesistenti in questo secondo caso.

Ora, se in tutte queste nozioni ti sei un po’ perso, non preoccuparti. Spesso le differenze effettive tra i vari strumenti sono piuttosto tecniche e non hai bisogno di padroneggiarle in maniera approfondita se il tuo obiettivo è quello di investire in CFD su ETF!

ETF su materie prime

Anche se ci siamo occupati brevemente sugli ETF, soffermandoci in particolar modo su qualche esempio di ETF azionario, in realtà non tutti gli ETF sono (ovviamente) basati sulle azioni.

Un esempio di ETF particolarmente utile per poter arricchire e diversificare il proprio portafoglio è ad esempio quello sulle materie prime come i prodotti agricoli, i metalli preziosi, le risorse naturali come il petrolio e il gas.

Investire sulle materie prime mediante un ETF sulle commodity ti permetterà infatti di poter investire e monitorare l’andamento di un intero settore merceologico, che a sua volta può coinvolgere decine di materie prime sottostanti, in una chiara ottica di diversificazione che, a questo punto del nostro approfondimento, dovresti aver bene in mente.

CFD sugli ETF: guadagnare con mercato in perdita o in crescita

Se hai letto i nostri approfondimenti dedicati ai CFD, dovresti esserti reso conto che uno dei grandi benefici di questo strumento consiste nella possibilità di guadagnare sia quando il mercato cresce, sia quando il mercato è in calo.

I CFD ti permettono infatti di assumere una posizione “predittiva”. Quel che devi fare è, infatti, comunicare al broker con il quale vuoi fare trading online quale ritieni possa essere il futuro dell’ETF, se le sue quotazioni cresceranno o diminuiranno nel prossimo futuro.

Il che, evidentemente, ti porta a un’altra riflessione. Considerato che il CFD altro non fa che replicare il benchmark cui si riferisce, le tue previsioni dovranno essere orientate nei confronti del sottostante. Se ritieni che i prezzi dello stesso siano destinati a crescere, aprirai una posizione con un CFD long (acquisto). Se invece ritieni che i prezzi siano destinati a calare, aprirai una posizione con un CFD short (vendita).

Facile, no?

Vantaggi e svantaggi

Naturalmente, per poter discutere dei vantaggi e degli svantaggi degli ETF, dobbiamo prima capire con cosa dobbiamo confrontarli! In questo caso, potrebbe essere utile prendere come riferimento l’investimento in azioni ordinarie, o comunque quegli strumenti che si basano su un solo asset.

Evidentemente, la prima differenza – ne abbiamo già parlato in più punti del nostro approfondimento – è rappresentata dalla diversificazione. Se infatti l’unica azione o l’unico asset nel quale hai investito crolla, potresti perdere molti soldi! Di contro, se una sola azione del tuo ETF crolla, potrai limitare la perdita compensandola con la buona prestazione degli altri titoli presenti nello stesso ETF.

Pertanto, nel complesso, un ETF può essere considerato un investimento più conservativo rispetto agli altri, proprio in virtù della già citata diversificazione in atto.

Evidentemente, tale caratteristica non può che scontrarsi con la “questione” delle conoscenze richieste. Quando si negoziano CFD su una sola specifica società, infatti, sarà necessario approfondire la conoscenza solo di quella società e dei fattori che la influenzano. Con un ETF su un paniere di 10 o 100 asset sottostanti, invece, ci sono molti altri fattori da considerare, dato che si tratta essenzialmente di investire contemporaneamente in un gruppo di società.

Ma allora quale è lo strumento migliore? In realtà, non c’è una risposta univoca che ti possa far comprendere quale sia la “via” più adatta per investire.

La domanda che invece dovresti porti è, più semplicemente: quale strumento preferisci negoziare? Ogni strumento, CFD su ETF e non solo, ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, ed è necessario capire quale servizio sia più adatto ai tuoi obiettivi di trading e di portafoglio, alle tue preferenze e ai tuoi interessi.

Come negoziare gli ETF

Entriamo dunque nel dettaglio della negoziazione degli ETF. Come probabilmente ti sei reso conto, esistono diverse strade a tua disposizione per poter investire su questo strumento finanziario, e quello più conveniente è certamente quello di ricorrere ai CFD, i contratti per differenza, di cui tante volte abbiamo parlato sul nostro sito.

Di fatti, tutto quello che devi fare se vuoi investire in CFD sugli ETF è scegliere il fondo sul quale vuoi legare il tuo investimento, comunicare al broker se ritieni che il valore dell’ETF aumenterà o diminuirà nel prossimo futuro, e attendere in che modo si comporterà il mercato: se avrai avuto ragione, otterrai un profitto; di contro, se avrai avuto torto, perderai del capitale in maniera proporzionale al gap generato.

Fare trading CFD su ETF

Traendo le conclusioni di questo nostro approfondimento, e al fine di comprendere come poter negoziare i CFD sugli ETF sulle piattaforme messe a disposizione dai principali broker, riassumiamo dunque i quattro passaggi che dovrai fare:

  • scegli un ETF sul quale vuoi investire: generalmente i broker ne hanno a disposizione qualche decina, suddivisi per categorie;
  • individua il capitale da investire in questo strumento: sebbene più volte, nelle righe di cui sopra, abbiamo definito l’ETF come uno strumento che permette di ponderare il rischio mediante un’opportuna diversificazione, tieni comunque conto che il capitale da impiegare dovrà essere ponderato sulla base della tua strategia di trading;
  • scegli la direzione dell’investimento: come abbiamo già avuto modo di ricordare qualche riga fa, se ritieni che il mercato salirà, acquista il CFD aprendo una posizione long, se ritieni che scenderà, vendi il CFD aprendo una posizione short;
  • conferma il tuo investimento aprendo la posizione!

A quel punto, il broker inizierà a monitorare, secondo per secondo, l’evoluzione della tua posizione finanziaria. Quando riterrai opportuno chiuderla, non dovrai far altro che premere il pulsante relativo.

Naturalmente – te lo consigliamo! – ricorda che in fase di apertura della posizione puoi impostare punti di uscita automatica, come ad esempio i livelli di stop loss e take profit, esattamente allo stesso modo con cui agiresti alle prese con qualsiasi altro strumento CFD.