Cos’è il Reverse Charge? Proviamo a fare Chiarezza

reverse charge

Con il termine reverse charge si intende un meccanismo di inversione contabile che fa sì che il pagamento dell’IVA all’Erario sia effettuato direttamente dall’acquirente.

Si tratta di un meccanismo che nasce come strumento per contrastare le frodi sull’IVA, ma che poi ha trovato applicazione anche in diverse cessioni di beni e prestazioni di servizi, anche da parte di soggetti stranieri.

In questo articolo vedremo come funziona il reverse charge e in quali casi specifici si applica.

Come Funziona e Quando si Applica il Reverse Charge?

Il reverse charge si applica nei settori di oro, edilizia, consorzi, prodotti elettronici, rottami, gas ed energia, per quanto riguarda prestazioni di servizi e cessioni di beni al fine di evitare evasioni dell’imposta sul valore aggiunto.

Il suo scopo, quindi, è quello di evitare che il fornitore incassi l’IVA senza versarla all’Erario. Infatti, nei casi in cui si applica il reverse charge il venditore riscuote l’IVA dall’acquirente, ed è quest’ultimo a versarla e portarla in detrazione, senza che il denaro passi mai in mano al venditore.

Per applicare il reverse charge in Italia sono necessari alcuni presupposti, ovvero che entrambe le parti siano soggetti passivi IVA di imposta e che entrambi si trovino in Italia.

La normativa di riferimento su questo meccanismo è composta dall’art.17 commi 5,6,7 del DPR 633/1972, e la Legge di Stabilità 2015 ne ha esteso l’applicazione anche al settore edilizio. In seguito, con il DL 24/2016 il reverse charge è stato previsto anche per console di videogiochi, tablet, PC e laptop, in ottemperanza con le direttive europee 2013/42/UE e 2013/43/UE. Tutte le norme di riferimento sono consultabili sul Testo Unico IVA 2020, nei quale sono inclusi tutti gli aggiornamenti al DPR 633/1972.

Applicazione del Reverse Charge

Detto questo, possiamo passare ad elencare i casi previsti dalla legge in cui si applica il reverse charge, ovvero:

  • cessioni imponibili d’oro da investimento;
  • cessioni di materiali d’oro e semilavorati;
  • prestazioni di servizi nel settore edile compresa la manodopera;
  • servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici nel settore edile;
  • alcune vendite di fabbricati e alcune prestazioni di servizi di aziende consorziate;
  • trasferimenti di quote di emissioni di gas serra e certificati relativi a gas ed energia elettrica;
  • cessioni di gas ed energia elettrica a un rivenditore passivo;
  • cessione di beni a ipermercati, supermercati e discount alimentari.

Oltre a tutte queste applicazioni, gli aggiornamenti legislativi hanno aggiunto anche terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre, microprocessori, rottami e bancali in pallet usati.

Il Pagamento dell’IVA con il Reverse Charge

La conseguenza principale del reverse charge è l’inversione del carico tributario dell’IVA, che dunque non ricade più su chi presta i servizi che abbiamo elencato, ma sul committente nel caso di una prestazione di servizi e sul cessionario nel caso di una cessione di beni.

Dunque, tutto ciò significa che non è più il venditore, ma l’acquirente a pagare l’IVA all’Erario.

A causa dell’effetto che il reverse charge ha sul pagamento dell’IVA, ci sono anche degli obblighi specifici per quanto riguarda la fatturazione: innanzitutto, il venditore emette la fattura senza includere l’IVA, ma annoterà nella stessa “inversione contabile” citando la normativa secondo cui in quel caso specifico si applica il reverse charge.

Sarà l’acquirente a integrare la fattura con l’aliquota applicabile, e entro 15 giorni dovrà procedere alla doppia annotazione sia nel registro IVA degli acquisti sia in quello delle vendite.

I soggetti in regime forfettario, invece, continueranno ad emettere fattura senza applicare il reverse charge per le prestazioni rese, mentre per quelle ricevute dovranno applicare il reverse charge, e procedere alla fatturazione come descritto sopra.

Come Funziona il Reverse Charge per l’Estero?

Il reverse charge si può applicare anche quando un soggetto passivo IVA italiano opera con un soggetto passivo residente in un altro Paese, e in questo caso lo scopo del reverse charge estero è quello di evitare la detrazione dell’IVA per un’imposta versata in un Paese che non sia l’Italia.

Poiché non è mai stata istituita una stanza di compensazione per le detrazioni IVA internazionali, quest’imposta non viene addebitata in fattura, ma in un’operazione territorialmente rilevante al suo pagamento è l’acquirente a doverla versare.

Modalità di Adempimento del Reverse Charge

Le modalità di adempimento variano a seconda dei casi, ma al momento anche i soggetti tenuti alla fatturazione elettronica procedono con una fattura cartacea in caso di reverse charge estero.

Si tratta comunque di un’operazione che può portare ad una certa confusione nella gestione della contabilità, anche per i professionisti di trading (abituati a maneggiare numeri e grafici), poiché ci si trova davanti a documenti in parte elettronici ed in parte cartacei, ed è anche necessario accertarsi su quali siano le operazioni territorialmente rilevanti ai fini del pagamento dell’IVA con reverse charge o meno, in modo da completare il pagamento dell’imposta seguendo la procedura corretta.

In ogni caso, va ricordato che il reverse charge ha delle normative e delle procedure diverse da quelle italiane, che vanno consultate prima di procedere con qualsiasi operazione di questo tipo.

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